Il
15 febbraio 1898 al rione Sanità nasce Totò.
All’anagrafe,
sua madre lo registra con il nome di Antonio Clemente.
Solamente nel 1921 quando la madre sposa il marchese Giuseppe De
Curtis egli viene riconosciuto come figlio naturale. E nel 1933
Francesco Maria Gagliardi, gli trasmette i suoi titoli gentilizi.Totò
è allevato sin da piccolo dalla madre,
ed è lei stessa a dargli il nomignolo di “Totò”.
Dopo
le elementari frequenta il ginnasio, dove un suo precettore
scherzando a fare la boxe con i suoi allievi gli provoca un’emoraggia
e in seguito l’atrofizzazione della parte sinistra del naso; da
qui nasce l’espressione tipica di Totò, ovvero un dislivello di 1
cm fra i due lati del volto. Abbandona
presto gli studi, e a 14 anni inizia a lavorare come aiutante con
Mastro Alfonso, pittore di appartamenti.
Le
sue prime imitazioni del fantasista Gustavo De Marco
avvengono alle feste periodiche fra amici.
Inizia
ad esibirsi presso i treatini della zona della Ferrovia lasciando i
poveri salotti del Rione, ma la madre non approva la sua passione. Così all’età di 16
anni decide di arruolarsi nell’esercito.
Il suo motto “Siamo uomini o caporali”
nasce in questo periodo, quando incontra un caporale
dispotico ed ignorante che lo costringe ai lavori più umili.
Torna a Napoli solamente quando termina
la guerra.
Continua
a recitare in piccoli teatri con il suo vecchio repertorio di
imitazioni, ma non solleva consensi favorevoli. Dopo poco si cimenta
nella composizione di una parodia della canzone “Vipera” di
E.A.Mario.
Nel
1922 con il suo repertorio su De Marco subisce un clamoroso fiasco
presso il teatro ”Della Valle” di Aversa. Ciò lo convince a
lasciare Napoli e a dirigersi verso Roma dove inutilmente tenta di
recitare in vari teatri, finché viene scritturato al teatro
“Jovinelli” , arrivando così ai primi cenni di celebrità.
Successivamente riusce ad essere scritturato presso l’esclusivo
teatro “Umberto”, grazie all’amico Pasqualino Barbiere.
Diventa
noto in tutta Italia grazie anche alle sue recitazioni presso il
teatro ”Trianon”, al “San Martino” di Milano e al
“Mafei” di Torino.
Nel
1927 decide di tornare a Napoli e si esibisce presso L’Eden dove
ebbe un successo clamoroso. Ritorna effettivamente a Napoli nel 1929
e con la compagnia “Molinari” debutta al teatro nuovo con
“Messalina” ottenendo un ennesimo successo.
Nel
1930 ormai diventato famoso ed amato dalle donne, è protagonista di
una storia d’amore piuttosto tragica, che termina con il suicidio
di una bella e giovane donna chiamata Liliana
Castagnola. Quando successivamente al matrimonio con Diana
Rogliani Serena di Santa Croce nasce nel 1934 la figlia, Totò
decide di chiamarla Liliana in onore della sfortunata donna.
Tra
il 1932 e il 1933 in Itali inizia a diffondersi l’avanspettacolo.
Tra
il 1933 e 1940 Totò porta in giro la sua compagnia diventandone
anche l’impresario e il finanziatore.
Nel 1937 l’avanspettacolo vive il suo periodo d’oro e Totò
riesce a migliorare la sua situazione economica, ma quando nel 1940
l’avanspettacolo inizia a decadere per i pochi guadagni è
costretto a sciogliere la compagnia.
Nel
1937, un incontro fortuito cambia la vita di Totò.
Totò
è a pranzo con degli amici in un ristorante di Roma ed è qui che
avviene l’incontro con Gustavo Lombardi. L’uomo che da
tempo lo fissava continuamente, gli propone di interpretare un film.
Alla fine del pranzo hanno già firmato il contratto per “Fermo
con le mani”.
Il
film che gli decreta il vero successo è “San Giovanni
decollato” , tanto da essere osannato anche dai critici.
Nel
1956 ormai Totò è un attore ricco e famoso in tutta Italia e i
suoi film sono tutti dei grandi successi, ma non dimentica il
teatro. Accetta, infatti, la proposta del suo vecchio impresario di
recitare nuovamente nei teatri italiani.
Debutta
nel Dicembre del 1956 al “Sistina” di Roma con il pubblico delle
grandi occasioni.
Dopo
2 mesi a Roma, la compagnia sbarca a Milano, città dove Totò si
ammala gravemente di broncopolmonite di origine virale. Per
tornare sul palcoscenico, non rispetta i consigli dei medici, ma
nonostante l’assunzione di forti antibiotici, il suo fisico ormai
indebolito non gli permette di recitare.
La
terza tappa della tournee lo porta a Genova, ma qui cominciano i
primi disturbi all’occhio destro. Totò che soffriva già di
disturbi all’occhio sinistro, si ritrova quasi completamente
cieco.
Per
interi mesi Totò lotta con questa menomazione, ma grazie alle cure
dei medici verso la fine del 1957 le cose iniziarono a migliorare.
L’anno seguente torna a lavorare ai suoi film, proteggendo gli
occhi con lenti scure che toglie solo un attimo prima di entrare sul
set.
Nonostante
la sua semicecità interpreta una serie di film che riempiono le
sale cinematografiche.
Per
il film “Uccellacci e Uccellini” di Pasolini, gli vengono
assegnati un Nastro d’Argento al Festival di Cannes ed un “Globo
d’Oro” dai critici stranieri in Italia.
Ma
la sera del 13 aprile Totò rivela
al suo autista, sulla strada di ritorno a casa, di non
sentirsi affatto bene. A casa il
sorriso di Franca
Faldini gli restituisce un
po’ di serenità ma dei forti dolori allo stomaco lo
costringono a chiamare il medico che gli somministra dei medicinali.
Il
giorno seguente, il 14 aprile, passa la giornata a parlare con
Franca del loro futuro insieme, ma la sera iniziano i primi sintomi
di sudore e tremore. Franca
intuisce subito che era il cuore e chiama la figlia Liliana, il
cugino Clemente Eduardo, il medico Guidotti.
Alle
due di notte si sveglia improvvisamente e rivolgendosi al dottore
chiede disperato di lasciarlo morire; poi si rivolge al cugino e lo
prega di mantenere la promessa di portarlo a Napoli e infine si
rivolge a Franca giurandole di averla voluto tanto bene. Queste sono
le sue ultime parole. Muore alle tre e venticinque del 15 aprile
1967.
Il
17 aprile la salma viene benedetta presso la chiesa di
Sant’Eligio. Dopodiché giunge a Napoli dove nella basilica del
Carmine Maggiore lo attendono circa 100.000 persone.
Dopo
la commovente orazione funebre pronunciata da Nino Taranto, viene
sepolto nella cappella vicino ai suoi cari e a Liliana Castagnola.
ORAZIONE
FUNEBRE PER TOTO'
Amico
mio questo non e' un monologo ,ma un dialogo perche' sono certo che
mi senti e mi rispondi.La tua voce e' nel mio cuore, nel cuore di
questa Napoli che e' venuta a salutarti, a dirti grazie perche'
l'hai onorata. Perche' non l'hai dimenticata mai,perchè sei
riuscito dal palcoscenico della tua vita a scrollarle di dosso
quella cappa di malinconia che l'avvolge. Tu amico hai fatto
sorridere la tua città, sei stato grande, le hai dato la gioia, la
felicità, l'allegria di un'ora, di un giorno, tutte cose di cui
Napoli ha tanto bisogno. I tuoi napoletani,il tuo pubblico e' qui.
Ha voluto che il suo Toto' facesse a Napoli l'ultimo
"esaurito" della sua carriera e tu, tu maestro del
buonumore, questa volta ci stai facendo piangere tutti. Addio Toto',
addio amico mio. Napoli, questa tua Napoli affranta dal dolore vuole
farti sapere che sei stato uno dei suoi figli migliori e non ti
scordera' mai. Addio amico mio, addio Toto'.
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